La SEO: falsi miti e verità

Per chi non lo sapesse SEO sta per search engine optimization e riguarda dunque l’ottimizzazione dei siti per i motori di ricerca. Una pratica necessaria fintanto che abbiamo motori di ricerca determinante nel portare traffico basato sulle parole chiavi. La gente ogni giorno ricerca informazioni e lo fa per molteplici intenti, comprese l’acquisto di un bene o di un servizio. Nonostante l’industria della SEO sia matura, anche in Italia, continuano a persistere dei miti circa gli sforzi che devono fare i proprietari dei siti, per scalare le prime posizioni e far fuori la concorrenza.

1) La SEO è per i motori di ricerca, non per l’utente – spesso si sente dire che i motori di ricerca non devono essere deificati e non si devono devolvere tutti gli sforzi ad esso, sacrificando l’utente. Questo lo dice Google e va bene come linea guida generale. Ma il recente aggiornamento Hummingbird prova esattamente il contrario, che cioè la vera SEO che utilizza dei markup semantici può essere fatta guardando esclusivamente al motore di ricerca. Usando il markup schema.org si inviano al motore delle fondamentali informazioni aggiuntive, dei livelli di dati superiori rispetto all’html, che lo spider può utilizzare indifferentemente dall’utente, per interpretare i testi in maniera più coerente. Le informazioni date al motore sono essenziali in questo caso, anche se i testi rimangono decisivi nell’indirizzare correttamente l’utente.

2) Il social non è la nuova SEO – spesso senti dire i professionisti impegnati nel social marketing che la nuova SEO riguarda i segnali sociali. Ma veramente? Pensateci bene. Pensate veramente che una società del valore e della grandezza di Google, affidi alle interazioni di Facebook (sostanzialmente un rivale) o di Twitter i fattori di indicizzazione e posizionamento? Sarebbe anche stupido investire in brevetti a questo punto. Google ha provato e sta provando a dare una casa “sociale” ai suoi utenti, ma sta fallendo. Google Plus è una grande città fantasma, popolata di account GMail utilizzati esclusivamente per la posta. E’ vero che i segnali sociali potrebbero costituire una correlazione, cioè dire in sostanza se una pagina piace o è sufficientemente utile, ma non può essere considerata la causa del posizionamento per i motivi sopra esposti.

3) Chi si occupa di SEO imbroglia – la scarsa fiducia in questa industria è dovuta al fatto che non c’è una sorta di ordine che ne preservi i meccanismi deontologici. Non c’è nemmeno un’università che attribuisce un titolo. Ma una cosa è certa l’aleatorietà dei risultati è tipica della pubblicità e anzi, la SEO come tipo di pubblicità è molto meno aleatoria di quella in tv. In verità, come in altri settori, agenzie SEO poco serie e professionisti senza scrupoli hanno promesso risultati mirabolanti con tecniche poco chiare, finendo per far penalizzare i siti dei loro clienti, senza trovare alcuna contromisura. Questo perchè avevano utilizzato tecniche troppo spam, aggressive, che non miravano a rendere il sito del cliente autorevole, ma solo a manipolare l’indicizzazione. Con l’avvento di nuovi algoritmi più efficaci e filtri più resistenti, Google sta premiando solo chi sa lavorare bene.

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