Come aumentare il traffico al proprio sito web

Fare business online non è semplice: richiede costanza, intelligenza, furbizia e soprattutto originalità e voglia di emergere. Per vendere prodotti e servizi online, trovare contatit, è necessario che siano presenti tutti questi e quattro fattori. In pratica si tratta di applicare quanto sappiamo del marketing tradizionale a quanto ci ha insegnato la pratica della rete in questi anni, in particolare sulle tecniche di inbound marketing. Quali sono dunque i campi attraverso i quali generare vendite e contatti?

Anzitutto il traffico web non è omogeneo. Sono omogenei però i comportamenti degli utenti e analizzando questi è possibile capire come fare per trasformare quel traffico, quelle visite in richieste di contatto od opportunità. Gli utenti sul web sono tanto creatori di contenuti, quanto lettori passivi. È un mix delle due cose: i primi stanno preferibilmente sui social o scrivono su blog e forum, talvolta in qualità di esperti o di recensori (cioè di fruitori di un servizio che intendono recensirlo per consigliare o sconsigliare gli altri consumatori). Questi sono una massa minima, ma critica che spesso in gergo viene denominata degli “influencer”. La stragrande maggioranza delle persone sta su Facebook, ma non partecipa se non condividendo contenuti altrui. Il che ovviamente significa che c’è tanto traffico potenziale per chi sa creare contenuti convincenti.

I modi migliori per ottenere traffico sul web, aumentando le visite dipendono dalla quantità e dalla qualità degli utenti che si riuniscono in un unico posto.

Google rappresentata fonte di traffico principale per gran parte dei siti. Il motore di ricerca californiano è il numero uno al mondo per traffico sviluppato. Ogni giorno migliaia di italiani cercano sul web o sull’app di ricerca una informazione che potrebbe avere un connotato commerciale. Per ottenere visibilità e traffico da Google occorre avere un sito che dispone di grandi contenuti, in modo che possa essere premiato nel posizionamento sui motori di ricerca. Google però fornisce anche traffico a pagamento grazie al programma pubblicitario AdWords.

Con AdWords i proprietari dei siti possono ottenere immediata visibilità, pagando le visite un tanto a click. Questo costo (pay-per-click) è definito attraverso un’asta degli inserzionisti, alla quale si partecipa iscrivendosi al programma. Con la differenza che non pagherò la visita per quanto ho promesso (mettiamo 50 centesimi), ma un solo centesimo in più della seconda offerta. Nel caso del posizionamento organico, invece, che riguarda le posizioni gratis sotto gli annunci sponsorizzati, il mio sito deve seguire le linee guida per il posizionamento su Google: questo si può ottenere grazie a contenuti forti e autorevoli, a un buon profilo di backlink, all’aumento del traffico globale.

Traffico che può essere stimolato attraverso la presenza sociale. Essere attivi su Facebook non significa solo aver aperto una pagina fan o una pagina aziendale. La presenza sociale dev’essere volta a migliorare la percezione del marchio. Si viene condivisi se si ha qualcosa da dire, quindi se ciò che proponiamo ai nostri follower è meritevole di essere condiviso. Ci sono tanti modi per aumentare i follower su Facebook, Twitter, Instagram o LinkedIn. Ma di sicuro il consiglio più apprezzabile è quello di fare contenuti rilevanti, che vengono percepiti come utili o perlomeno divertenti e interessanti. Facebook ha un programma pubblicitario denominato Facebook Ads particolarmente utile e interessante e tutto sommato poco costoso: consente di attirare visitatori sui post sponsorizzati e scegliere il proprio target di riferimento, attraverso delle variabili che “ottimizzano” al massimo il profilo.

Un altro modo per stabilire la propria presenza online è quella di mostrarsi come esperti in un settore. È come un fiume in piena che procede una volta che si è innescato questo meccanismo: la propria reputazione va accresciuta e difesa non solo attraverso i social, ma anche approfittando dei forum di discussione per far vedere che siamo bravi, che abbiamo la risposta alle possibili domande degli utenti.

Se si diventa esperti del settore, se si è riconosciuti come tali, ad esempio nell’ambito del SEO o più largamente delle tattiche di inbound marketing, la reputazione ci precede e si possono spuntare tariffe superiori. Per chi vende prodotti essere esperti del proprio prodotto è fondamentale: immaginate il cameriere che al ristorante non conosce la carta dei vini. Oltre a fare la figura dell’ignorante, starà facendo perdere delle occasioni al proprio datore di lavoro, non vendendo delle bottiglie pregiate dalle quali ricavare il più alto margine possibile. Allo stesso modo, le aziende online hanno tutto l’interesse a mostrare ciò che fanno, parlando dei prodotti e dei servizi e scegliendo un approccio diversificato per ogni possibile profilo di cliente, tanto sui social, quanto su Google.

Esistono poi delle tecniche sperimentate di inbound marketing, che vanno dalle landing page al funnel di vendita che creano delle condizioni psicologiche per aumentare le vendite, il traffico e le opportunità. Sono spiegate bene in siti come Pepyta.com, che si occupano specificamente di inbound marketing e inbound sales.

La SEO: falsi miti e verità

Per chi non lo sapesse SEO sta per search engine optimization e riguarda dunque l’ottimizzazione dei siti per i motori di ricerca. Una pratica necessaria fintanto che abbiamo motori di ricerca determinante nel portare traffico basato sulle parole chiavi. La gente ogni giorno ricerca informazioni e lo fa per molteplici intenti, comprese l’acquisto di un bene o di un servizio. Nonostante l’industria della SEO sia matura, anche in Italia, continuano a persistere dei miti circa gli sforzi che devono fare i proprietari dei siti, per scalare le prime posizioni e far fuori la concorrenza.

1) La SEO è per i motori di ricerca, non per l’utente – spesso si sente dire che i motori di ricerca non devono essere deificati e non si devono devolvere tutti gli sforzi ad esso, sacrificando l’utente. Questo lo dice Google e va bene come linea guida generale. Ma il recente aggiornamento Hummingbird prova esattamente il contrario, che cioè la vera SEO che utilizza dei markup semantici può essere fatta guardando esclusivamente al motore di ricerca. Usando il markup schema.org si inviano al motore delle fondamentali informazioni aggiuntive, dei livelli di dati superiori rispetto all’html, che lo spider può utilizzare indifferentemente dall’utente, per interpretare i testi in maniera più coerente. Le informazioni date al motore sono essenziali in questo caso, anche se i testi rimangono decisivi nell’indirizzare correttamente l’utente.

2) Il social non è la nuova SEO – spesso senti dire i professionisti impegnati nel social marketing che la nuova SEO riguarda i segnali sociali. Ma veramente? Pensateci bene. Pensate veramente che una società del valore e della grandezza di Google, affidi alle interazioni di Facebook (sostanzialmente un rivale) o di Twitter i fattori di indicizzazione e posizionamento? Sarebbe anche stupido investire in brevetti a questo punto. Google ha provato e sta provando a dare una casa “sociale” ai suoi utenti, ma sta fallendo. Google Plus è una grande città fantasma, popolata di account GMail utilizzati esclusivamente per la posta. E’ vero che i segnali sociali potrebbero costituire una correlazione, cioè dire in sostanza se una pagina piace o è sufficientemente utile, ma non può essere considerata la causa del posizionamento per i motivi sopra esposti.

3) Chi si occupa di SEO imbroglia – la scarsa fiducia in questa industria è dovuta al fatto che non c’è una sorta di ordine che ne preservi i meccanismi deontologici. Non c’è nemmeno un’università che attribuisce un titolo. Ma una cosa è certa l’aleatorietà dei risultati è tipica della pubblicità e anzi, la SEO come tipo di pubblicità è molto meno aleatoria di quella in tv. In verità, come in altri settori, agenzie SEO poco serie e professionisti senza scrupoli hanno promesso risultati mirabolanti con tecniche poco chiare, finendo per far penalizzare i siti dei loro clienti, senza trovare alcuna contromisura. Questo perchè avevano utilizzato tecniche troppo spam, aggressive, che non miravano a rendere il sito del cliente autorevole, ma solo a manipolare l’indicizzazione. Con l’avvento di nuovi algoritmi più efficaci e filtri più resistenti, Google sta premiando solo chi sa lavorare bene.